“Istruzione, lavoro e sicurezza sono i punti fermi su cui costruire una società evoluta ed in grado di assicurare un futuro ai propri giovani.
La sicurezza costituisce la precondizione per qualunque forma di discorso che miri allo sviluppo del territorio e della comunità.
La scuola, soprattutto nelle realtà più difficili, svolge un ruolo fondamentale ed è per questo motivo che ritengo sia quanto mai necessario tenere alta l’asticella della qualità dell’istruzione.
In un periodo di forte crisi economica, formare figure professionali in grado di trovare spazio con successo nel mondo del lavoro è determinante: bisogna tornare ad innalzare i livelli qualitativi d’istruzione. A cominciare dagli istituti tecnici, scuole che un tempo sfornavano ragazzi e ragazze che, durante gli anni di studio, avevano acquisito uno specifico know-how che li rendeva pronti a entrare nel mondo del lavoro. Da qualche tempo, purtroppo, non è più così e la carenza di tecnici specializzati è assai stridente rispetto ad una richiesta del mondo del lavoro proprio di tali figure professionali.
Le politiche del lavoro, dunque, vanno rilanciate tenendo conto di quella che è la domanda che proviene dal mercato. Il posto fisso è ormai un mito non più perseguibile certo che ad esso non si può sostituire il precariato a vita che ha finito per penalizzare proprio i più giovani determinando forti incertezze sociali ed enormi disagi all’interno delle famiglie. La difesa dell’art. 18 dello Statuto di Lavoro ha contribuito a creare le nuove forme di lavoro che non rappresentano la soluzione del problema dell’occupazione, anzi sono il problema dei giovani che non riescono a programmare la propria esistenza e a costruire il proprio futuro.
No al posto fisso ma si ad ammortizzatori sociali che assicurato un reddito ancorché minimo e limitato nel tempo a chi viene espulso dal mondo del lavoro, si ai corsi di riqualificazione a personale che si trova senza lavoro per crisi strutturali o contingenti.”

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